Di Al.Tallarita

Affrontiamo brevemente la questione del patrimonio culturale che una nazione può avere e i beni in esso talvolta contenuti che ne sono parte. Si intravede come anche in questo spazio vi sia presente una volontà di potere, nelle forme della sua essenza materiale e delle sua molteplici attuazioni in varie sfere. 

1. IL PATRIMONIO

La volontà di potere si manifesterebbe nel potenziale di gestione di un patrimonio riconosciuto dell’umanità come proprio. Ma nell’ambito di tutte le situazioni possibili in un modo tale che alimenti l’economia turistica e culturale, economia che non travalichi i limiti spaziali di un territorio geopoliticamente circoscritto. Il patrimonio archeologico svela la sua multiforme possibilità di fruizione entro un’ottica contemporanea. La riscoperta di messaggi attinenti all’ambito di influenza del potere o simboli di questo siano derivati di segni riscontrabili che riecheggino a un inconscio collettivo di significazioni condivise. La possibilità di guardare per esempio all’inventario di risorse archeologiche, di testimonianze legate alle manifestazioni del potere potrebbe alimentare ulteriormente interesse per i non addetti ai lavori, verso lo sviluppo di un turismo culturale concepito nell’ambito della gestione patrimoniale, inquadrato in una rinnovata concezione giuridica del diritto, che prenda in carico l’uso e la salvaguardi dei beni considerati patrimonio comune della comunità sociale e in senso più ampio dell’umanità. Il turismo culturale è un bene concepito nell’ambito della gestione patrimoniale. 

Il termine campanilismo trae origini da campanile.

2. LE RISORSE ARCHEOLOGICHE

L’importanza delle risorse archeologiche riguarda non solo i siti archeologici in se, ma si allarga alle molteplici possibilità che il vasto quadro delle sue testimonianze può rappresentare. E non solo per chi vi si approccia ai fini di una indagine, ma anche per chi incuriosito dalle significazioni recondite o alla ricerca di risposte ai quesiti della vita quotidiana, può ritrovare leggendo, la storia testimonianza del già vissuto attraverso i suoi segni. Monito per un vivere contemporaneo prossimo alle necessità umane, che aiuti a ricordare la propria umana natura. Anche l’economia di un paese non dovrebbe svilupparsi senza tenere conto del patrimonio archeologico, storico e artistico che detiene. I giochi di potere, necessitano un luogo, un terreno su cui svolgersi. Il dibattito sul rispetto delle risorse del territorio e dell’ambiente non prescinde dalla considerazione che si ha dello spazio e dell’eventuale concezione del suo sfruttamento. Nonché da una visione che si avvalga di quanto naturalmente disponibile, nell’intenzione di rispettare il già esistente più che sfruttarlo nell’ottica che possano ancora usufruirne le future generazione. In Europa e nel mondo si moltiplica oggi il dibattito sul ruolo che deve giocare il patrimonio culturale nella società del futuro. 

3. IL PATRIMONIO CULTURALE

La questione del patrimonio è particolarmente presente nell’agenda culturale e politica in Italia ad esempio, data la densità del patrimonio presente, il suo intimo legame con il paesaggio e inoltre questo territorio ha dato luce alle regole di salvaguardia del patrimonio. La definizione di «patrimonio culturale» si è gradualmente ampliata e ha reso ancora più complessa la sua conservazione, continuamente messo in discussione in nome dei «valori» del mercato. La funzione del patrimonio culturale oscilla in continuo tra quella di deposito passivo della memoria storica e dell’identità culturale e quella, opposta, di potente stimolo per la creatività del presente e la costruzione del futuro. Il valore del patrimonio culturale e la sua importanza pubblica per lo sviluppo della società sono parte delle stesse definizioni formulate dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa. La Convenzione UNESCO relativa alla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale (1972) sostiene che la perdita o il danneggiamento dei beni riconosciuti come parte del patrimonio mondiale costituisce un grave impoverimento del patrimonio di tutte le Nazioni del mondo. La definizione di patrimonio comune dell’Europa, comprende sia quello culturale identitario che quello degli ideali e dei valori condivisi. L’età napoleonica è la tappa fondamentale di questo processo storico in quanto s’impossessa oltre che dei beni anche dei simboli della cultura e della storia dei popoli che sottomette. Segnando la nascita del moderno concetto di bene culturale. Innumerevoli sono stati i casi storici di violazione, anche dovuti al secolare conflitto tra la protezione dei beni culturali da una parte e un uso consolidato nell’antico jus gentium, e cioè il diritto di saccheggio del vincitore, essenziale proprio per il finanziamento della guerra, nell’epoca moderna e contemporanea l’antico jus predae non può più fornire una giustificazione. 

4. LE LEGGI 

Attraverso un breve excursus cronologico mostriamo le leggi emanate dal diciannovesimo secolo per affrontare tali annose questioni. Nel 1823 arriva la prima proposta americana di protezione della proprietà privata in guerra con un primo esplicito riferimento ai beni culturali. Nel 1863 è emanato il Lieber Instructions, codice militare americano con le prime norme esplicite di rispetto dei beni culturali. Successivamente nel 1880 è la volta del Manuale di Oxford: primo progetto di convenzione in materia di Beni Culturali dell’Istituto di Diritto internazionale. Dopo circa un ventennio nel 1899 sono emanate Le Convenzioni dell’Aja che sanciscono il principio di protezione e creano un primo simbolo internazionale di riconoscimento dei Beni Culturali. Il Patto di Washington detto Patto Roerich sarà sancito nel 1935, quale prima convenzione in materia di Beni Culturali, ancora vigente nel continente americano e avente come simbolo la corona mundi. La Convenzione dell’Aja del 1954 contiene tutta una serie di norme che impegnano gli Stati ad attività preventive di salvaguardia. II Protocollo dell’Aja del 1999 cita la Salvaguardia dei beni culturali, definendo le misure preventive che devono essere prese sin dal tempo di pace per la salvaguardia dei beni culturali contro gli effetti di un conflitto armato. 

La Convenzione UNESCO di Parigi del 1970, agisce sulla Protezione del Patrimonio Culturale a grandi linee. Alla Convenzione di Parigi del 1972, si deve la creazione del Comitato Intergovernativo per la protezione del Patrimonio MondialeSeguiranno la Convenzione Europea di Granada del 1985 per la salvaguardia del Patrimonio Architettonico, la Convenzione di Londra per il patrimonio archeologico la Convenzione Unidroit di Roma del 1995, che torna ad occuparsi della protezione del Beni culturali mobili illecitamente sottratti. Nel 1996 è stato istituito per iniziativa dell’UNESCO e delle organizzazioni non governative del settore del patrimonio il Comitato Internazionale dello Scudo Blu (ICBS), che si è posto la finalità della salvaguardia patrimoniale inserita in maniera più pregnante nel tessuto politico decisionale dal livello internazionale a quello locale. Riconosciuto nella sia importanza dai Protocolli successivi del 1999. La tutela del patrimonio in Europa, è uno dei principi fondamentali della Costituzione maltese e portoghese e ricopre forme diverse in altri Paesi, dalla Polonia alla Grecia ma anche in Costa Rica e in Brasile.

BIOGRAFIA

AA.VV. Protezione delle istituzioni artistiche e scientifiche e dei Monumenti Storici. Trattato di Washington. Washington: Editore,(1935).

AA.VV. Rapporto UNESCO Informations sur la mise en oeuvre de la Convention de la Haye Rapports de 1995. Paris: Editore, (1996).

AA.VV. Protocollo dell’Aja aggiuntivo alla Convenzione. Interpress, Paris. (1954).

AA.VV. Documento conclusivo dell’Aja del Congresso internazionale UNESCO sul patrimonio culturale in pericolo. Paris: Editore,(1999).

Frigo M. La protezione dei beni culturali nel diritto internazionale. Mondadori, Milano. (1986).

Sandoz Y. Comunicazione sulle Prospettive di aggiornamento e sviluppo della Protezione dei Beni Culturali nei conflitti . Fascicolo distribuito ai congressisti a cura dell’IIHL. XVI Tavola Rotonda dell’IIHL di Sanremo. Sanremo: Editore interno,(1991).Verri P. La protezione internazionale dei beni culturali (Atti del Convegno di Firenze, 22-24.11.1984) , Istituto Internazionale di Diritto Umanitario – Roma : ed. Fondazione Europea Dragòn, (1986).

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