Storica, S.Bellanza

Dall’entrata in Costituzione dei Patti Lateranensi alla loro revisione con l’accordo di Villa Madama del 1984, oltre cinquant’anni di cambiamenti politici, sociali e culturali che hanno ridefinito i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica.

A febbraio si celebrano due anniversari importanti, entrambi legati a un accordo tra Italia e Vaticano. L’11 febbraio 1929 il Regno d’Italia e la Santa Sede firmarono i Patti Lateranensi. A sottoscriverli furono il capo del Governo, Benito Mussolini, e il cardinale Pietro Gasparri, in rappresentanza di Papa Pio XI. Cinquantacinque anni dopo, il 18 febbraio 1984, a Villa Madama, a Roma, lo Stato e la Santa Sede firmarono un nuovo Concordato. L’intesa fu sottoscritta dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato. Composto da 14 articoli, il testo ribadiva l’indipendenza e la sovranità dei due ordinamenti e stabiliva alcune garanzie fondamentali per la Chiesa cattolica, chiarendo in modo definitivo i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede.

(Psi) il 20,7% e 115 seggi, e il Partito comunista italiano (Pci) il 19% con 104 seggi.L’Assemblea costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946. Il 15 luglio venne istituita una commissione speciale, nota come Commissione dei 75 e presieduta da Meuccio Ruini, già presidente del Consiglio di Stato, con il compito di elaborare il progetto della nuova Costituzione da sottoporre all’Assemblea.

Nei diciotto mesi successivi, l’Assemblea Costituente lavorò alla stesura della Costituzione della Repubblica Italiana. Il testo definì l’assetto dello stato e del governo, basato sui principi della democrazia rappresentativa, e organizzò il Parlamento secondo il sistema bicamerale in cui la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno eguali compiti e poteri, e prevedendo che il presidente della Repubblica venga eletto dalle due Camere ogni sette anni.Il lavoro dell’Assemblea Costituente fu segnato da un dibattito fondamentale sulle relazioni tra stato e Chiesa. Il Vaticano chiedeva che il Concordato del 1929, fosse inserito nella Costituzione senza modifiche. Comunisti e partiti laici si opposero per mesi, ma il 24 marzo 1947 Palmiro Togliatti, segretario del Pci, convocò il gruppo parlamentare e spiegò che il partito avrebbe sostenuto l’accordo. Difendere il Concordato, sosteneva Togliatti, era necessario per garantire la pace religiosa e mantenere rapporti costruttivi con i cattolici, considerata l’importanza della Chiesa per la stabilità del Paese dopo la guerra.

Pertanto, i comunisti – con l’unica eccezione di Teresa Noce – decisero di votare a favore dell’articolo 7, che afferma l’indipendenza e la sovranità reciproca dello stato e della Chiesa cattolica e stabilisce che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi, prevedendo che eventuali modifiche, concordate da entrambe le parti, non richiedano una revisione costituzionale.

L’accordo di Villa MadamaLe trasformazioni politiche e sociali del secondo dopoguerra portarono a discutere la revisione del Concordato, tema che rimase centrale nel dibattito politico e culturale fino al 1984. Per modificare il Concordato furono necessari non solo molti anni, ma anche un cambiamento del quadro politico e sociale. Nei primi decenni del dopoguerra, la Democrazia Cristiana e la Chiesa, forti della loro influenza, non si interessarono alla revisione dell’accordo. La questione cominciò a essere affrontata seriamente solo dopo le sconfitte nei referendum sul divorzio del 1974 e sull’aborto del 1981, quando la maggioranza degli italiani si pronunciò contro le posizioni sostenute dai cattolici. Fino a quando, il 18 febbraio 1984 l’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il Segretario di stato vaticano Agostino Casaroli firmarono a Palazzo Madama la revisione del Concordato del 1929: così si concluse un lungo percorso, ridefinendo in chiave moderna i rapporti tra Stato e Chiesa.Bettino Craxi definì l’accordo di Villa Madama l’avvio di una nuova stagione, nella quale i “patti di unione” del passato cedono il posto ai “patti di libertà e cooperazione”. Il nuovo testo, in quattordici articoli, elimina il riferimento alla religione cattolica come religione di Stato, garantisce (tra le tante) la libertà di scelta nell’insegnamento religioso e riconosce alla Chiesa benefici economici e spazi, aprendo la strada al finanziamento del clero tramite l’otto per mille sull’Irpef.Un altro cambiamento riguarda il matrimonio. Nei Patti Lateranensi, il matrimonio cattolico era considerato «un sacramento dal valore indissolubile». Il nuovo Concordato ne riconosce solo gli effetti civili, senza bisogno della «sentenza di nullità» della Chiesa per sciogliere i vincoli agli occhi dello Stato.

Approfondimenti:

https://www.settantesimo.governo.it/it/approfondimenti/l-assemblea-costituente/index.html

https://www.altalex.com/guide/patti-lateranensi

Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Paul Ginsborg. Einaudi, Torino 2006.

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