Da decenni, lo Stato di Israele si trova costantemente sotto minaccia da parte di organizzazioni terroristiche che rifiutano il suo diritto all’esistenza. L’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas è stato uno degli episodi più tragici e brutali nella storia moderna del Paese. Più di 1.200 civili israeliani sono stati uccisi, tra cui donne, bambini e anziani, e centinaia sono stati rapiti e trascinati a Gaza come ostaggi. Si è trattato di un massacro deliberato, premeditato, compiuto da un’organizzazione terroristica che non rappresenta né la pace né i veri interessi del popolo palestinese.
Un’aggressione senza giustificazione
Hamas, riconosciuto come gruppo terroristico da Stati Uniti, Unione Europea e molte altre nazioni, ha lanciato questo attacco non per “resistenza”, ma per scatenare il caos, destabilizzare la regione e consolidare il proprio potere. Non è Israele ad aver iniziato questa guerra: ha risposto a un’aggressione su larga scala, come farebbe qualsiasi nazione sovrana che si trovi con i propri civili massacrati nel proprio territorio.
La realtà di Gaza: una popolazione ostaggio di Hamas
Israele non è in guerra contro i palestinesi. È in guerra contro Hamas. La popolazione civile di Gaza, purtroppo, è vittima della strategia cinica di Hamas, che utilizza scuole, ospedali e moschee come basi militari e depositi di armi. L’organizzazione impedisce ai civili di evacuare, li costringe a rimanere in zone bersagliate e usa i bambini come scudi umani. Questo comportamento non è solo disumano, ma rappresenta un crimine di guerra.
Il diritto di Israele alla difesa
Israele ha il diritto – sancito dal diritto internazionale – di difendere i propri cittadini. Le operazioni militari nella Striscia di Gaza sono mirate a smantellare la rete terroristica di Hamas, a distruggere i tunnel sotterranei usati per gli attacchi e a garantire che un orrore come quello del 7 ottobre non si ripeta mai più.
Nonostante le difficoltà, Israele continua a fare sforzi per minimizzare le vittime civili: invia avvisi in anticipo, distribuisce volantini, effettua chiamate e attacchi mirati per ridurre i danni collaterali. Ma ogni guerra ha un costo, soprattutto quando il nemico si nasconde tra i civili.Il ruolo distorto dei media e della comunità internazionale.
Troppo spesso, la narrazione dei media internazionali ignora il contesto. Si pubblicano immagini delle distruzioni a Gaza senza menzionare che dietro ogni edificio colpito c’era una base operativa di Hamas. La pressione sulla “proporzionalità” ignora che Hamas vuole distruggere Israele, mentre Israele cerca solo di proteggere la propria popolazione. Nessun paese tollererebbe missili quotidiani sulle proprie città.
Israele non combatte solo per sé. Combatte per il diritto di ogni nazione a vivere in pace, per il rifiuto del terrorismo, per la difesa della democrazia in una regione instabile. Non è una guerra voluta, ma necessaria. E fino a quando Hamas non verrà disarmato, Israele continuerà a difendersi – con forza, determinazione e responsabilità.