Di Al. Tallarita

La democrazia non si compra e non si vende. E a quanto abbiamo visto non si ottiene neanche a cannonate o con invasioni amiche. Pertanto la situazione geopolitica, che in questo momento vede come attori all’interno di una disputa per i sottomarini, tra Francia, Australia, gran Bretagna e Stati Uniti, per la lotta di difesa al comune nemico, la Cina, non può ridursi al commento da Bar. Molti lettori di giornali nazionali.. sapranno a cosa si possa riferire questa mia battuta.. Ovviamente la situazione geopolitica internazionale è molto più complessa. E la peggiore delle democrazie è da scegliere a qualsiasi tipo di regime, economico espansionistico, che abbia come base la dittatura comunista. E il mondo cinese si avvale di tale visione delle cose e questa dittatura espansionistica anima la loro politica. O Xi Jinping non si sarebbe presentato con una riproduzione della giacca di Mao.
Il mondo occidentale, si fonda su delle basi di democrazia e libertà, che non possono essere vendute. E mi auguro che molti se ne ricordino accanto alle radici culturali storiche e religiose. Né a suon di economia, né di mero espansionismo in ogni angolo della terra, quello che la Cina, ha messo in atto e che sta portando avanti, senza se e senza ma.
Illusi coloro che pensano che difendendo tutto questo, non saranno poi colpiti dalla stessa mannaia. Perché pure scalcinata che sia, è migliore la peggiore democrazia possibile, che la dittatura comunista.
Essere schiavi sotto un padrone, lavoro costante e senza diritti, non è auspicabile né augurabile al peggiore dei nostri nemici. Sotto la coltre del denaro, del benessere, della tecnologia avanzata e dello shopping.. non vi sono né il rispetto dei diritti umani, né un barlume lontano di pseudodemocrazia.
E che questo, a difenderlo, strizzando l’occhietto, siano addirittura firme in testate importanti ..fa accaponare la pelle.
Ciò detto, che il problema debba essere risolto, è indubbio. Ma facciamo il punto della situazione, cosa è successo…
Stati Uniti e Australia, hanno omesso di dire alla Francia, su un accordo per costruire sottomarini nucleari. Che coinvolge inoltre la Gran Bretagna.
Negoziati questi, visti dal Presidente Macron, come volontariamente tenuti segreti. Per la reazione avuta i francesi sono stati cacciati di eccessiva drammaticità.
La reazione del presidente è stata: ritirare gli ambasciatori in entrambi i paesi.
A tal guisa, riferiva il New York Times, che la
scissione tra Washington e Parigi, avveniva, in un giorno in cui i due paesi avevano programmato di celebrare l’alleanza; risalente alla sconfitta della Gran Bretagna nella guerra d’indipendenza degli Stati Uniti.
Tutto questo, perché il governo degli Stati Uniti ha fatto un accordo con la Marina australiana, per armare i sottomarini di energia nucleare; in difesa di quelle aree che si trovano sotto l’interesse della Cina.

Quanto detto, rientra nel quadro abbastanza chiaro, del fatto che gli Stati Uniti stanno cercando di tirare ‘i remi in barca’.. per riuscire a rispondere all’attacco del dragone. E per combatterlo, sta cercando di lavorare strategicamente, anche non rispettando le fedeli alleanze.
Atteggiamento tanto da comprendere, quanto da rimproverare, nelle modalità con cui si sta svolgendo. E questo non significa non mantenersi filoatlantici, anzi, ma guardare criticamente a una strategia, che gli Stati Uniti a livello geopolitico stanno attuando.
Al centro di questa questione, vi è l’acquisto che l’Australia ha effettuato dalla Francia, di 12 e più sottomarini, a tecnologia inferiore, rispetto a questi del nuovo accordo.
E per tale ragione, i sommergibili francesi non sarebbero stati all’altezza di attraversare il Pacifico e prendere le coste cinesi a sorpresa. Visione condivisa dagli australiani. Anch’essi particolarmente attenti alla potenza in ascesa della Cina.
Questa ruvidezza degli atteggiamenti statunitensi, nei confronti dell’Europa, andrebbe mitigata.
Perlomeno per i rapporti storici, per la posizione finoatlantica dell’Europa, per gli accordi della NATO.
Atteggiamento riscontrato nell’uscita dall’Afghanistan, così come oggi, in questa bega sui sottomarini
Nonostante i vari incontri, tra Biden e Blinken, gli americani hanno omesso i loro piani alla Francia. Sostenendo che sarebbe spettato all’Australia, comunicare questi nuovi accordi ai francesi.
Né, hanno fatto cenno, sul possibile annullamento dell’accordo fatto con loro.
Seppur motivato, con ragioni di migliori scelte tecnologiche.
È stato comunicato alla Francia, invece, poco prima che fosse annunciato dalla Casa Bianca pubblicamente. In una diretta on-line tra Biden, Boris Johnson e Scott Morrison. Sui nuovi accordi con Gran Bretagna e Australia, che il presidente USA, decide di coinvolgere per questa nuova strategia.
Può succedere, che ci si voglia avvalere di un alleato strategicamente più importante, in quel frangente, di altri.
Ma la questione è su come, se è quando comunicarlo. Nel rispetto dei tempi dovuti alle alleanze geopolitiche.
Specie quelle storiche.