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Da tempo non si vedevano le deliberazioni del Consiglio dei Ministri sulle missioni militari all’estero delle nostre Forze Armate in questo periodo dell’anno. La celerità con cui sono state approvate è da ascrivere al fatto che il 19 febbraio scorso, dopo alcune settimane di gestazione, il Consiglio Affari Esteri della Unione Europea ha dato il via libera alla missione EUNAVFOR Aspides, destinata ad assicurare la protezione del traffico mercantile dagli attacchi dei ribelli Houthi Yemeniti nel Mar Rosso.

Oltre a essere stato uno dei Paesi promotori di questa iniziativa e avendo visto assegnarsi il comando tattico dell’operazione, per l’Italia diventava importante accelerare al massimo l’iter parlamentare di approvazione della missione e di conseguenza di tutte le altre. L’approvazione definitiva (limitatamente alle sole nuove missioni) è arrivata il 5 marzo, con il voto favorevole della Camera dei Deputati e del Senato, quando le navi dei vari Paesi in attesa di confluire in Aspides erano già presenti in zona di operazioni e impegnate nell’ingaggio di bersagli Houthi.

Ecco dunque emergere ancora una volta i limiti di alcuni processi decisionali, i cui tempi sono incompatibili con le attuali dinamiche degli eventi internazionali. Non a caso, lo stesso Governo (su spinta del Ministro della Difesa) ha provveduto a varare nel Consiglio dei Ministri del 25 gennaio scorso un Disegno di Legge avente come oggetto una serie di modiche alla Legge 145/2016; la cosiddetta “legge quadro sulle missioni internazionali”.

Questo Disegno di Legge è già stato depositato in Senato ed ha la finalità di rendere il procedimento di autorizzazione e finanziamento delle missioni internazionali italiane più snello nonché più rispondente alle sempre più rapide evoluzioni del contesto internazionale.

Per sommi capi, gli interventi in oggetto consentiranno di agevolare l’impiego a livello operativo delle unità e dei mezzi impiegate nella stessa area al fine di incrementarne la interoperabilità e quindi la funzionalità.

Ma soprattutto, le nuove norme consentiranno di individuare ed approntare delle forze ad alta/altissima prontezza, da impiegare al verificarsi di crisi o in situazioni di emergenza. L’attivazione di queste ultime sarà disposta tramite una procedura accelerata, con delibera del Consiglio dei Ministri da inviare alle Camere per l’autorizzazione e con successiva decisione delle Camere stesse da assumere entro cinque giorni dalla deliberazione. Il tutto, per garantire una tempistica più rapida, in linea (per l’appunto) con le esigenze derivanti dagli scenari di crisi attuali.

Un altro intervento di non poco conto riguarda la semplificazione della procedura per la ripartizione delle risorse tra le varie missioni all’estero e la soppressione dell’obbligo di previa acquisizione del parere parlamentare sugli schemi di decreto di ripartizione delle risorse stesse. Anche in questo caso, la misura serve per rendere più snello il processo di assegnazione dei fondi alle singole missioni, il cui arrivo spesso ritardato creava problemi non indifferenti in termini di operatività.

Un’ultima modifica riguarda lo spostamento al 31 gennaio (dal 31 dicembre) del termine per la presentazione da parte del Governo alle Camere della relazione analitica sulle missioni in corso, anche ai fini della loro prosecuzione.

Dunque, un passo che non sottrae nulla in termini di controllo e valutazione del Parlamento dove il dibattito sulle missioni rinnovate anche per il 2024 è ancora in corso nelle competenti Commissioni.

Il contesto

L’analisi complessiva del contesto in cui si inseriscono le missioni è contenuta nella Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, illustra come l’Italia intende agire quest’anno e si apre sì con la seguente considerazione di carattere generale: «L’attuale contesto geostrategico di riferimento è caratterizzato dal moltiplicarsi di focolai di crisi, di crescente rilevanza e complessità». Poi però passa subito dopo a evidenziare l’aspetto legato alla contrapposizione per il predominio globale tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Popolare Cinese per poi concentrarsi su quel Mediterraneo Allargato che costituisce in maniera ormai solida la nostra area di primario interesse strategico.

E lo fa ricordando che esso rimane ancora pervaso da varie dinamiche destabilizzanti; da quelle più tradizionali (terrorismo, instabilità endemica di diversi Paesi e, soprattutto, situazioni di conflitto più o meno latenti ovvero esplicite), a quelle relativamente più recenti (sicurezza energetica e fenomeni migratori).

L’Italia rimane a tutti gli effetti al centro di un arco di crisi che, partendo dal confine orientale dell’Alleanza Atlantica influenzato dal conflitto Russo-Ucraino, si estende verso Sud evidenziando una tensione/conflittualità diffusa dapprima nel Caucaso (Georgia e Armenia), poi in Medio Oriente (scosso dal conflitto in corso a Gaza e dai diversi altri focolai di crisi più o meno recenti come quello nel Mar Rosso), si prolunga ancora verso Sud piegandosi al tempo stesso anche verso Occidente per evidenziare le condizioni di instabilità di molte regioni Africane (Nord Africa, Sahel e Corno d’Africa in particolare) e, infine, chiude questa sorta di cerchio ritornando a quello che è il nostro immediato vicinato (cioè i Balcani Occidentali).

Una analisi questa che ci conduce direttamente alle aree geografiche di intervento delle Forze Armate per il 2024: con il Mediteranno sempre centrale, dal quale puntare verso i Balcani e verso il fianco Orientale della NATO quando si parla di Europa. Partendo ancora dal Mare Nostrum si sviluppa poi un’altra direttrice tutta Africana che ci porta nel Nord del continente e poi verso la fascia Subsahariana e in direzione del Corno d’Africa con puntate anche verso altre zone specifiche, Con infine una ulteriore direttrice che punta direttamente verso il quadrante Medio-Orientale.

La Deliberazione in oggetto fa anche uno specifico riferimento a come si articolerà la nostra presenza militare nell’Indo–Pacifico; ritenuta comunque necessaria sia per contribuire al mantenimento della stabilità nella regione, sia per le crescenti collaborazioni in campo economico/industriale (anche della Difesa, Global Combat Air Program o GCAP in testa) con i Paesi della regione.

Essa, di fatto, avverrà attraverso strumenti di cosiddetta “diplomazia militare” ed esercitazioni congiunte; dunque, meccanismi che non rientrano tra quelli previsti dalla Legge 145/2016. A questo proposito, si ricorda che tale presenza potrebbe essere davvero importante e avere come protagonista principale la Marina Militare.

Nella seconda metà dell’anno è infatti previsto l’invio nell’Indo-Pacifico di un gruppo navale incentrato sulla portaerei Cavour che dovrebbe partecipare alle esercitazioni “Pitch Black” in Australia (per quale si unirebbe anche uno schieramento di diversi velivoli dell’Aeronautica Militare) e, successivamente, alla RIMPAC (o Rim of the Pacific) e cioè la più grande esercitazione aeronavale del mondo.

A meno di eventuali altri “sconvolgimenti” sul piano internazionale…

Le nuove missioni 

Nel 2024 sono dunque due le nuove missioni militari contenute nella Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali.

La scheda 13-bis-2024 propone la nuova operazione “Levante”, con un chiaro profilo umanitario destinato a fornire supporto alla popolazione civile (Palestinese) nella Striscia di Gaza. Una attività che prevede lo schieramento di una unità navale con capacità sanitaria, un ospedale da campo dell’Esercito (ove possibile), la analoga possibilità di effettuare aviolanci di beni di prima necessità e, più in generale, di rafforzare la nostra presenza nel Mediterraneo Orientale.

La missione avrà durata di un anno e potrà collaborare con il dispositivo aeronavale della operazione “Mediterraneo Sicuro” e le «forze mantenute in elevatissima prontezza da impiegare come riserva strategica per i Teatri in cui operano personale e contingenti nazionali (scheda 33-bis/2024)». Passaggio quest’ultimo invero opaco dato che in nessun documento compare la scheda in oggetto.

La consistenza massima dei militari in teatro è fissata in 192 unità, mentre quella media è di appena 16 con 10 mezzi terrestri, uno navale (fregata FREMM o nave Vulcano) e un aeromobile, per un costo di 3,2 milioni di euro.

Davvero importante invece il capitolo riguardante la già ricordata nuova missione “Aspides” nel Mar Rosso sia per la sua natura sia perché con il suo avvio la Difesa ha optato per una ridefinizione dei suoi impegni nell’area. La scheda 26-bis/2024 fa ora infatti riferimento all’impiego di un dispositivo multidominio impegnato in attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nell’area del Mar Rosso e Oceano Indiano Nord-Occidentale.

Per la precisione, un unico dispositivo che riunirà al proprio interno gli impegni in “Aspides” stessa, nella missione UE antipirateria “Atalanta”, nella iniziativa multinazionale Europea “European Maritime Awareness in the Strait of Hormuz” (EMASOH), nell’iniziativa a guida USA nota come “Combined Maritime Forces” o CMF (operante in più zone dello scacchiere Mediorientale) e, infine, come presenza/sorveglianza su base nazionale.

E multidominio perché esso sarà composto da navi (per la precisione, 3 FREMM) e 5 mezzi aerei tra i quali un velivolo CAEW, un UAV Reaper e gli elicotteri imbarcati. Il tutto, per una consistenza massima di 642 militari e una media di 247. Il costo della missione (o meglio, delle missioni) è indicato in 42,7 milioni per l’intero 2024.

E’ tuttavia evidente che gli elementi forniti da questa scheda portano alla luce alcuni elementi “anomali”: il primo è rappresentato dal fatto che il cacciatorpediniere Caio Duilio, nave sede-comando della operazione “Aspides” non sia menzionata. Il secondo è invece costituito dal fatto che l’Italia in questo 2024 ha assunto o assumerà il comando non solo della missione appena citata ma, anche, di Atalanta e della CTF 153 (una delle Task Force facenti parte della sopramenzionata iniziativa CMF) assicurando al contempo la presenza in EMASOH e il tutto con 3 sole FREMM più nave Duilio.

Qualcosa dunque non torna. Anche perché, alla fine, l’area di operazioni assegnate è davvero molto vasta: Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, bacino somalo, Canale del Mozambico, Oceano Indiano, Stretto di Hormuz, Golfo Persico, Golfo di Oman, Bahrein, Gibuti, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi rivieraschi. Anche troppo vasta, si direbbe..

Anticipando in parte l’analisi di dettaglio legata alle missioni invece rinnovate anche per il 2024 e riallacciandosi ai numeri di quelle nuove, appare utile tracciare già in questa sezione un bilancio complessivo dell’impegno militare proprio per quest’anno anche in funzione di confronto con il 2023.

Per quanto riguarda il Personale impegnato, in virtù del fatto che la scheda 24-bis/2024 va a raggruppare impegni vecchi e nuovi, diventa difficile fornire un valore pienamente attendibile sull’impatto su questi ultimi. Riportando fedelmente i dati contenuti nelle due deliberazioni, si osserva che saranno comunque in tutto 834 le unità di personale massime e 263 di media nell’ambito delle operazioni Levante più Aspides che però assorbe anche missioni già esistenti e ora confluite in un’unica scheda-missione.

Più chiaro invece il quadro delle missioni già in essere e rinnovate anche per il 2024: 11.166 militari previsti quale consistenza massima e 7.632 quale consistenza media. I numeri finali, in questo caso gli unici attendibili per sviluppare un confronto omogeneo anno su anno, dunque riferiscono di 12.000 unità di personale massimo e 7.895 unità in media dispiegati in missioni all’estero.

Valori cioè in ulteriore crescita rispetto al 2023 che vedevano rispettivamente in 11.495 e 7.777 circa il numero dei militari dispiegati. Numeri davvero consistenti, che però dovrebbero indurre a riflettere su quanto essi siano davvero compatibili con diversi fattori:

• il quadro delle risorse assegnate alle Forze Armate e più in particolare con gli insufficienti fondi per l’Esercizio,

• i problemi in termini di Personale soprattutto sul fronte delle carenze di organico in alcuni ruoli,

• l’insieme delle operazioni di concorso ad altre Amministrazioni dello Stato tra le quali spicca, evidentemente, Strade Sicure/Stazioni Sicure, davvero esigente in quanto a Personale impegnato,

• gli impegni su base nazionale (si pensi a quelli nell’Indo-Pacifico), senza dimenticare infine le sempre più numerose e complesse esercitazioni in ambito NATO

Ecco perché, mentre si aspettano eventuali decisioni in merito a possibili aumenti degli organici delle Forze Armate, così come richiesto dallo stesso Capo di Stato Maggiore della Difesa, senza troppi giri di parole appare decisamente arrivato il momento di rivedere (oltre agli impegni sul territorio nazionale!) la nostra presenza militare all’estero dando una maggiore priorità a ciò che è davvero importante rispetto agli interessi del Paese e a ciò che lo Strumento Militare nazionale è effettivamente in grado di sostenere dal punto di vista operativo.

Per quanto riguarda i costi, e considerando quelli di stretta competenza del solo Ministero della Difesa, il conto finale deve anche tenere conto degli stanziamenti legati alle “Esigenze comuni a più teatri operativi delle Forze Armate” (scheda 35/2024) per un totale di 81 milioni, a loro volta rappresentate dalle spese di “Assicurazione, trasporto, infrastrutture”, con un totale di 78 milioni di e dagli “Interventi disposti dai Comandanti dei contingenti militari delle missioni internazionali” per 3 milioni.

Ricapitolando dunque e sempre tenendo conto delle modifiche legate alla riorganizzazione già ricordata, le nuove missioni militari per il 2024 avranno un impatto economico di 45,9 milioni mentre quelle rinnovate si assesteranno sui 1.365,1 milioni.

Ne risulta un costo complessivo dell’intero impegno delle nostre Forze Armate per il 2024 pari a 1.492 milioni contro i 1.313,1 milioni del 2023, con un significativo aumento di 178,9 milioni.

Al fine poi fornire un più puntuale quadro informativo, si ricorda anche di quei 1.492 milioni, 1.192 fanno riferimento a quote di spesa relative a obbligazioni esigibili nell’anno 2024 mentre i restanti 300 si riferiscono invece al 2025. Per quanto tecnicamente di competenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per completare il quadro degli stanziamenti appare opportuno ricordare anche il “Supporto info-operativo delle Forze Armate” svolto dall’AISE (cioè l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna), con uno stanziamento di 30 milioni (scheda 36/2024).

Quale informazione finale sempre dal punto di vista finanziario, si aggiunga che l’insieme dei provvedimenti inseriti nelle deliberazioni (compreso dunque quanto di competenza per missioni civili e interventi vari) porta il totale dell’impegno finanziario per il 2024 a 1.825,4 milioni mentre nel 2023 era stata toccata la cifra di 1.708 milioni.

Il quadro complessivo precisa che sono 9 le missioni svolte in ambito NATO, 9 quelle in ambito UE/Europa e 5 in quello ONU. A queste se ne aggiungono altre 3 che si svolgono in quello che potremmo definire un contesto di “coalizione” mentre le rimanenti 10 (più Gibuti e Golfo Persico, missioni non vere e proprie ma basi/impegni in prevalenza logistici) sono esclusivamente nazionali.

Un quadro in linea con quelli degli ultimi anni che da una parte dimostra un forte ancoraggio alle Organizzazioni internazionali di riferimento ma anche una sempre presente ricerca di forme di presenza autonoma del nostro Paese sulla scena internazionale. Complice poi la guerra in Ucraina le missioni in ambito Alleanza Atlantica sono inevitabilmente le più “esigenti” in termini di militari dispiegati: per la precisione (e facendo sempre riferimento al numero massimo) 5.370, in leggera diminuzione sul dato dell’anno scorso.

Seguono gli impegni su base nazionale con 2.200 militari (anch’essi in leggera diminuzione rispetto al 2023) mentre per quanto riguarda l’UE/Europa si arriva alla soglia dei 1.700 militari (e qui la crescita è notevole). Abbastanza allineate ai dati dell’anno scorso seguono poi le missioni ONU con circa 1.300 militari e quelle su base “coalizione” con circa 1.130. Oltre, ovviamente alle basi/impegni logistici a Gibuti e nel Golfo Persico.

Interessante anche il dato della ripartizione geografica della nostra presenza militare all’estero: con l’Europa che, ancora una volta inevitabilmente, assorbe la maggior parte dell’attenzione con i suoi 6.900 militari circa (in linea con il valore del 2023), a fronte di un drastico aumento del nostro impegno in Asia (in realtà Medio Oriente) con oltre 3.500 militari. Al contrario la nostra presenza in Africa segna con i suoi 1.500 militari circa una non modesta diminuzione nel confronto con lo scorso anno.Poco sopra, si accennava a una “missione” che raggruppa la partecipazione di militari a diverse missioni civili della Unione Europea. La scheda 34/2024 ci ricorda infatti che sono 64 i militari (con 8 mezzi terrestri) a rafforzare le missioni “EULEX Kosovo”, “EUBAM Libia”, “EUCAP Sahel Niger” e “EUCAP Somalia” per un costo di 2,3 milioni.Difficilmente collocabile sempre geograficamente anche la missione “Implementation of the Enhancement of the Framework for the South”, una iniziativa NATO di assistenza/ stabilità nelle regioni lungo il Fianco Sud dell’Alleanza e che coinvolge Paesi Africani cosi come del Golfo Persico e che impegna 7 militari per un costo di 600 mila euro.

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