Data lunedì 13 luglio 2020

Di Al. Tallarita

Nella precedente inchiesta, sulla tematica delle carceri italiane, delle condizioni e di quanto non si faccia per sensibilizzare l’opinione pubblica, sulle reali situazioni a rischio, accennavo al perché e alla stranezza che ne deriva, non si parli mai di tubercolosi. O per lo meno non lo si faccia con gli stessi termini, con cui si parla di Covid-19, come elementi infettivi di rischio, all’interno delle nostre carceri. Ci sono stati molti episodi nel corso degli anni, di questa grave malattia altamente infettiva, che sono stati riscontrati negli istituti penitenziari di tutto il territorio italiano. Situazioni che hanno, giustamente, innalzato l’allarme rispetto a queste patologie, gravi, che si credeva storicamente superate. E che un incontrollata e fuorilegge immigrazione, non legalizzata in tal caso i controlli sanitari sarebbero praticati, ha ampiamente facilitato e condotto allo spasimo, tali situazioni di pericolosità sociale dentro e fuori le carceri. Per affrontare questa malattia, grave, contagiosa, quello che viene richiesto, è un test che può essere praticato all’entrata in dell’istituto penitenziario, attraverso il consenso informato : intradermoreazione alla Mantoux. Questo per poter avere un quadro chiaro, di screening, sul controllo della tubercolosi (TBC). Questi sono già provvedimenti del Ministero della Giustizia del marzo 2008. Una malattia che si credeva superata dicevamo e le cui cause di ritorno, possono essere affianco a un’immigrazione incontrollata : il numero dei detenuti extracomunitari, particolarmente; la prevalenza dei detenuti di HIV i positivi; l’incidenza dei tossicodipendenti tra i detenuti; la mancanza di un sistema di sorveglianza; il sovraffollamento… com Enel Covid-19, anche in questo caso: la tosse, gli starnuti e anche parlarsi di fronte, fa sì che il batterio continui a contagiare. Per cui la trasmissione di quei batteri, racchiusi nelle famigerate goccioline che galleggiano nell’aria, sono le medesime fonti di trasmissione. Ci sono molte ricerche scientifiche provenienti da consulenti ospedalieri degli istituti penitenziari, associazioni di studio e ricerca etc.che palesa o il duro scenario carcerario. La pericolosità del contagio della tubercolosi, è piuttosto alta. Ogni paziente che è infetto, può infettare fino a 10 persone. Pensiamo. Pertanto alla contagiosità di questa malattia che è il 50%! Che fa si che i loro contatti, a stretto giro, si infettino. Nei contagiati il 10% si ammala di tubercolosi. La probabilità di guarigione è alta del 80% e la probabilità di morte del 1%. Anche dal Covid-19 a quanto pare, si guarisce. E l’incidenza di mortalità, nonostante il terrorismo comunicativo mediatico, che però omette di dire che :non ci sono autopsie, ci sono nei pazienti affetti già da altre patologia, prima della contrazione del virus, che molti pazienti, superiori in numero a quelli reali, sopravvivono. E quante sono. Le vittime per altre patologia (d’un tratto sembrano sparite! Tumori inclusi..) Come la TBC il Covid-19 ha un tasso alto di contagiosità. E questo a dirlo sono i numeri. Anche a dispetto di ciò che ho scritto in un’altra articolo (…) sui dati di mortalità passati, spalmati in un’altro arco di tempo, rispetto al 2020. Per il Covid-19, sono delle cure sperimentali: l’utilizzo di plasma immunizzato, lvidrossiclorichina, anche priva del paventato vaccino.. Per la tubercolosi, c’è uno schema terapeutico preciso: la rifampicina, isoniazide, pirazinamide, etambutolo, il vaccino. A tutti i detenuti che sono positivi al intradermoreazione viene fatta la RX torace e poi altri esami più specifici. Quelli che vengono diagnosticati affetti da forma attiva, vanno isolati e trattati con terapia specifica. I detenuti cutinegativi, possono essere sottoposti a vaccinazione. Ma perché parlo di tutto? Per mettere in luce verità carcerarie, e di altre patologie, nascoste. O meglio meno vendute mediaticamente. Sulle quali non si costruisce la politica del terrore (neanche Orwell avrebbe saputo immaginare meglio.). E così far capire, come ci siano delle patologie infettive, che non fanno notizia nelle carceri. Su cui nessuno polemizza e che non sono state la motivazione, per ribellioni, crisi, morti, attacchi, violenza, evasioni… né benché meno di permessi speciali per detenuti ad alto rischio sociale. Ma stranamente tutto questo sembra non interessi a nessuno. Non si tratta di malati, non si tratta di morti.. Questo terrore, viene venduto attraverso la manipolazione della comunicazione e solamente per quanto riguarda il Covid-19. Cch sembra ad oggi, l’unica malattia possibile.. con cui dover morire nel 20 20.. e poi c’è da chiedersi come è possibile che una malattia come la tubercolosi, che in Italia era stata debellata, oggi debba essere presente nelle nostre carceri. Dato incontrollato, flusso di immigrazione che ha portato il nostro paese al collasso. Anche perché significa avere delle celle di isolamento sanitario, le misure preventive per il personale, sono quelle che vengono richieste anche per il Covid-19, al lavaggio delle mani alle mascherine filtranti, ai guanti, ai camici e i rifiuti che devono essere appositamente raccolti e trattati come rifiuti speciali. In caso di trasporti ospedalieri, si parla di presidi monouso medico chirurgici e tutte le precauzioni del caso, per evitare l’infettività troppo alta della tubercolosi. Quindi per la prevenzione è importante agire tempestivamente, dopo l’accertamento diagnostico. Quell’elevato numero di detenuti provenienti dall’Africa, porta questa situazione d’emergenza ad una situazione di stabilità, disgraziatamente all’interno delle nostre carceri. Dato che si è registrato negli ultimi anni, come molto alto e di preoccupante incidenza. A tale malattia si affianca la già citata diffusione dell’ HIV. Sono molte le fonti a cui attingere per questa indagine, tra cui documenti che sono stati rilasciati per esempio, nell’ospedale di Lucca del reparto di malattie infettive. Da chi è stato consulente per il presidio sanitario Penitenziario delle stessa città.