venerdì 10 aprile 2020

Di AL. Tallarita

Alla luce di quanto assistiamo qualsiasi tipo di previsione è risultata abbastanza rosea. La realtà dura, triste, mortale, è stata molto più forte ed immediata, rispetto al sano ottimismo che contraddistingue non solo il governo in generale, ma anche noi italiani. Questa è una situazione che passerà alla storia. La storia siamo noi, oggi stiamo scrivendo quelle pagine, che le generazioni future studieranno. Chi si è sacrificato per salvare più vite possibili, mi riferisco ai medici che hanno rimesso la vita, in questa nostra Italia, non può essere dimenticato. Così come tutti, le troppe vittime, che ci sono state in Italia, che adesso ci sono in tutto il mondo. Mi preme però fare una critica: alle risposte che sono state date dal governo. Di certo ci si è trovati in una situazione inaspettata, a cui è stato difficile rispondere, ma gli errori ci sono stati. Una cosa importante: è il fatto che gli italiani dall’inizio di questa chiusura, ad oggi non abbiano ricevuto dei soldi. Né i cassaintegrati, i liberi professionisti, né gli altri.. Per non parlare del mancato funzionamento dei siti internet: particolarmente dell’Inps, perché denotano la vecchiezza del nostro stato. Gli unici soldi che sono arrivati, che non hanno patito di questa burocrazia farraginosa e di uno stato che non funziona, sono quelli alle scuole, per la didattica on-line. Questa ferraginosità, unita alle amare misure UE, oggi vedono: ospedali al collasso, regioni che si devono creare gli ospedali dal nulla e con i soldi dei privati, come quello alla fiera di Milano. Ponti che crollano, regioni che non hanno posti letto negli ospedali che devono chiudere tutto barricandosi come la Calabria e la Sicilia. Sperando in un mancato contagio di massa perché carenti nella sanità. Anche per i tagli imposti dall’UE. Oltre che le cattive politiche regionali. Gente che non può fare la spesa, cattive risposte da un’ Unione Europea. Sadica, distruttiva, che vende la morte, che impedisce delle misure economiche che possano aiutare l’Italia a riprendersi. Che fanno vedere come si sia davanti a un momento storico, in cui le cose debbano radicalmente a cambiare. Come il governo, sia incompetente rispetto alla possibilità di affrontare questa gravissima situazione storico economico e politica. L’Italia ha uno stato che non ha saputo e voluto crescere, rendersi moderno. Basti vedere la risposta economica che gli Stati Uniti hanno dato con tutte le forze governative e di opposizione, per aiutare le imprese che si troveranno così a poter pagare i loro dipendenti, le bollette, l’affitto, senza restituzione dei prestiti, a fondo zero. Stesso la Svizzera e anche la Germania. Su questa però stendiamo un velo pietoso, perché le risposte sugli aiuti richiesti, sulla politica degli eurobond e la forzatura sull’accettazione del Mes, insieme all’Olanda, ancora più intransigente, lasciano esterrefatti. Mostrando come sia il caso di pensare oggi: che l’Unione Europea sia fallita. L’Italia che ne é stata tra i padri fondatori, oggi deve ripensare al ritorno alla autonomia Nazionale. Al ripristino dei suoi confini, il virus è arrivato proprio dalla Germania che oggi nega gli aiuti veri. Io che sono stata un europeista convinta, figlia dell’ Erasmus, oggi cambio completamente idea. Nei confronti di un sistema che mi sembra: schiavizzi alcuni paesi in virtù della forza di altri e questo si vede: fra l’Europa del sud e l’Europa del Nord. Adesso cosa succederà? Che dovremo imparare a convivere con un virus, nuovo, al quale fino a che non si troverà il vaccino, saremo tutti inesorabilmente esposti. Ad ottobre questa situazione probabilmente ritornerà, purtroppo. Perché solo un vaccino, quando sperimentato sugli esseri umani, potrà liberarci da questa nuova peste del XXI secolo. Dovremo ripensare alla nostra vita in virtù di nuove misure di contenimento sociale, mascherine obbligatorie e distanziamento. Con l’augurio che la Resurrezione della Pasqua possa portare pace alla nostra Nazione martoriata e plachi le conseguenze, su questo nostro futuro, fortemente compromesso.