AnalisiDifesa
Il 17 settembre 2025, il Senato ha approvato in via definitiva la Legge 132/2025 rubricata “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale” che disciplina l’adozione degli strumenti di intelligenza artificiale in diversi settori economici, tra cui figura anche la cybersecurity.Se da un lato, lo sviluppo dell’IA viene promossa per rafforzare la cybersicurezza nazionale, dall’altro lato occorre che l’automazione di determinati processi grazie all’IA non esponga aziende, organizzazioni, utenti che se avvalgono a rischi per la sicurezza dei dati e dei sistemi e per la competitività sul mercato. La nuova Legge sull’IA e complementarità con AI ActIl 17 settembre 2025, il Senato ha approvato in via definitiva la Legge 132/2025 rubricata “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”.Tale legge ha come obiettivo la realizzazione di un corpus dispositivo che possa supportare il paese nell’adozione degli strumenti di intelligenza artificiale e si inserisce in un quadro normativo complesso, composto da un’articolata legislazione europea, tra cui riveste un ruolo primario il Regolamento UE 2024/1689, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale (c.d. AI Act), integrandolo e declinandolo per i singoli settori.e due normative, nazionale ed europea, sono strettamente connesse tra loro: entrambe, infatti, condividono i medesimi principi fondanti, tra cui rientrano l’intervento e la sorveglianza umana (c.d. antropocentrismo), la trasparenza e robustezza dei sistemi, l’attenzione alla diversità, non discriminazione ed equità e il rispetto della vita privata, assicurando una effettiva governance di dati. I successivi capi della legge in esame contengono prescrizioni specifiche per i singoli settori economici, come ad esempio il settore sanitario e quello delle professioni intellettuali, nei quali trovano applicazione pratica i suddetti principi.Oggetto di trattazione specifica in questa sede è la tematica cybersecurity, sulla quale la legge in commento pone un marcato accento. Infatti, l’art. 18 attribuisce all’ACN la competenza di promuovere lo sviluppo dell’IA come risorsa per il rafforzamento della cybersicurezza nazionale, promuovendo l’uso dei sistemi e modelli non deve pregiudicare i diritti fondamentali dei cittadini e la vita democratica dello Stato. Inoltre, alla luce del combinato disposto degli artt. 3 e 6, vengono esclusi dall’ambito applicativo della legge quei sistemi o modelli di IA sviluppati o utilizzati dall’ACN per la tutela della sicurezza nazionale nello spazio cibernetico. Interconnessioni tra Cyber e AIL’indissolubile e crescente interazione tra ambito cyber e AI – ora dunque esplicitata anche a livello normativo primario – si spiega con l’esigenza di implementare le misure di sicurezza generale di un’organizzazione (aziendale o di altra natura) in termini di capacità di previsione e prevenzione di potenziali attacchi e minacce digitali. Ciò implica l’utilizzo dei sistemi AI in primis nell’individuazione, elaborazione ed analisi delle vulnerabilità su informazioni e output, con la finalità ultima di tutela del patrimonio – digitale e non – di un’organizzazione.Attualmente, si assiste da più parti, infatti, a una prioritizzazione del connubio cyber-AI nell’operatività e nelle strategie di business aziendali con impatti in termini di risk management e business continuity, evitando qualsiasi rischio di trade off tra sicurezza e competitività sul mercato. Tra le modalità applicative principali in quest’ottica si possono citare le cc.dd tecniche di machine learning e deep learning per il rilevamento di security incident, la gestione degli endpoint mediante AI, nonché le soluzioni XDR e SIEM che facilitano un approccio proattivo in risposta alle minacce informatiche. Ed è proprio in tali aspetti che si sostanziano in ambito cybersecurity i vantaggi dell’AI, generando miglioramenti nella c.d. scalabilità cyber, tramite elaborazione di volumi di dati crescenti e automatizzazione e adattabilità delle risposte a malware sempre più sofisticati e complessi. Tuttavia, la straordinaria potenza computazionale dei modelli AI rappresenta un rischio per la cybersicurezza poiché i cybercriminali possono avvalersi dell’uso dell’AI per diminuire i costi e i tempi per mettere in atto gli attacchi informatici, automatizzando le operazioni complesse e diminuendo, al contempo, l’apporto umano. I modelli di attacchi più avanzati consentono, ad esempio, la creazione di voci artificiali simili a quelle reali già utilizzate per attacchi di vishing, la creazione di mail personalizzate e altamente convincenti che aumentano le probabilità di successo del phishing oppure ancora la creazione dei c.d. deepfake che impediscono di distinguere tra realtà e finzione.Il cospicuo rischio per la cybersicurezza è insito al funzionamento dell’AI stessa, dal momento che il corretto funzionamento delle reti neurali presuppone l’utilizzo di enormi quantità di dati (anche personali) costantemente aggiornati. Un eventuale data breach, così come la volontaria messa a disposizione dei dati da parte di un singolo soggetto, consentirebbe l’accesso per i cybercriminali ad informazioni, anche riservate e sensibili, di milioni (se non miliardi) di utenti con conseguenze del tutto imprevedibili. ConclusioniAlla luce di quanto detto, l’IA è una tematica di cui si parla da anni e il legislatore oggi ne descrive gli ambiti di applicazione e gli aspetti più salienti. In attesa dei futuri sviluppi applicativi e di politiche condivise anche a livello europeo, utenti, cittadini, aziende sono chiamati a interrogarsi non solo sulle implicazioni pratiche ma anche sui risvolti etici, facendo considerazioni in merito alle corrette e sicure prospettive di impiego di queste nuove forme tecnologiche che, per l’automazione di determinati processi grazie all’AI, prevedono certamente vantaggi ma presentano anche un certo livello di rischio.La cybersicurezza figura tra i settori analizzati dal legislatore poiché oggi è un elemento imprescindibile per un corretto e sicuro svolgimento di qualsiasi attività quotidiana in un mondo ormai digitalizzato e con processi dematerializzati. Ecco allora che, nella dicotomia cybersicurezza-AI, diviene focale rinvenire un punto di raccordo fra esigenze diverse, scegliendo un approccio responsabile che, da un lato, valorizzi gli sviluppi tecnologici e l’innovazione ma dall’altro, non sacrifichi diritti fondamentali e non metta in pericolo le logiche di mercato.Fonte: Telsy