Gli ospedali sono luoghi di cura, accoglienza e speranza. Eppure, negli ultimi anni, sempre più frequentemente diventano anche teatri di tensione, aggressioni e violenze, sia verbali che fisiche. La sicurezza nei presidi ospedalieri non è solo una questione di ordine pubblico, ma di tutela della salute, della dignità e dell’efficienza del sistema sanitario. Una realtà in crescita. Secondo recenti dati del Ministero della Salute e delle associazioni di categoria:Oltre il 70% del personale sanitario dichiara di aver subito almeno un’aggressione durante la carriera.Gli episodi si verificano soprattutto nei Pronto Soccorso, nei reparti psichiatrici, e nei servizi di emergenza territoriale (118).Le vittime principali sono infermieri, OSS, medici di guardia e operatori delle accettazioni.Le cause? Liste d’attesa, tempi lunghi, carenze di personale, stress dei familiari, disinformazione e, in alcuni casi, una crescente perdita di fiducia nelle istituzioni sanitarie.

Negli ultimi anni, sono state introdotte diverse azioni a livello locale e nazionale per aumentare la sicurezza nei presidi ospedalieri:

1. Videosorveglianza e controlli agli accessi Molti ospedali hanno installato telecamere in punti sensibili e adottato badge, tornelli o check-point per il controllo dei flussi di ingresso, soprattutto nei reparti più delicati.

2. Presenza delle forze dell’ordineIn alcune strutture, come previsto dal DL 14/2017, è presente un presidio fisso o mobile di Polizia o Carabinieri, in particolare nei pronto soccorso ad alto rischio.

3. Formazione del personale Sono in crescita i corsi di gestione del conflitto, de-escalation verbale e autotutela, per aiutare il personale sanitario a riconoscere e affrontare situazioni di rischio.

4. Codice Rosa e percorsi protetti Per le vittime di violenza (soprattutto donne e minori), sono stati creati percorsi dedicati con stanze separate, personale formato e tempi di attesa ridotti, per evitare ulteriori traumi.

5. Tutela legale per gli operatori sanitari

Con la Legge 113/2020, le aggressioni a medici, infermieri e operatori sanitari sono punite come reati contro pubblici ufficiali, con pene più severe e procedibilità d’ufficio.

Molti professionisti del settore denunciano che, nonostante i passi avanti, il problema è ancora sottovalutato: i sistemi di sicurezza sono spesso obsoleti o non coprono tutte le aree.Il personale è sotto organico, e questo aumenta stress e fragilità operativa. Le aggressioni verbali, anche se non denunciate, sono all’ordine del giorno. La cultura del rispetto verso il personale sanitario sta cambiando, purtroppo in negativo.

Rafforzare i protocolli di sicurezza in tutti i presidi, non solo nei grandi ospedali.Investire nella prevenzione, anche attraverso campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.

Riconoscere la sicurezza come diritto non solo dei pazienti, ma anche degli operatori.

Migliorare la comunicazione tra personale sanitario, pazienti e familiari per ridurre incomprensioni e conflitti.Integrare la sanità con i servizi sociali e territoriali, per evitare che disagi sociali e psichiatrici finiscano scaricati sul Pronto Soccorso.

La sicurezza negli ospedali non può essere una risposta d’emergenza, ma un pilastro strutturale del sistema sanitario. Proteggere chi cura significa garantire un ambiente dove tutti – pazienti, operatori, familiari – possano sentirsi rispettati, ascoltati e sicuri.Un ospedale sicuro è un ospedale che cura meglio.Un operatore protetto è un operatore che può davvero proteggere gli altri.

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