di Al. Tallarita

Per quel che mi riguarda nessuna sorpresa in questa ondata elettorale. È palese la morte del MoVimento 5 stelle e la caduta totale e definitiva della sindrome populista italiana, così come quella mondiale. Ed è ora che l’alleanza di centro-destra si riformuli.

È chiaro chi ha messo il veto e dove.

E perché Albertini (in particolare l’unico che poteva sostituire Sala) e poi Lupi, non siano stati i candidati.

Vincere contro il candidato scelto era vincere facile e lo è stato. Luca Bernardo, un dottore pediatra, bravo, onesto ma non famoso come Sala o Albertini. Attorno a cui, se si fosse riunita la coalizione, ci sarebbe stata davvero partita. Mai giocata.

In una scelta, la più importante, ha messo il veto Fdi e nell’altra la Lega.

Il resto dei comuni è scontato.

Napoli incrocio di voti Pd e M5S .

Affluenza bassa, dovuta tanto al governo tecnico, quanto al COVID, quanto ai non votanti M5s che ne esce distrutto. Futura costola PD ma politicamente morta.

Il contentino spinta da reddito di cittadinanza non c’era del resto…

Matteo Salvini non ha avuto sorprese. E in Calabria, felice comunque del risultato ottenuto dalla Lega di certo soddisfacente, si aprirà alla rinegoziazione degli accordi, che il Presidente Occhiuto di certo opererà. Per varie e troppe ragioni. Politiche. Regionali. Di percentuali delle liste dei partiti Fdi, Lega, Forza Azzurri (lista Presidente). Varie ed eventuali..

Ci sono dei cambiamenti importanti, che andranno fatti. Ora. Centrarsi come partiti, all’interno del governo, FI e Lega, con il ridimensionamento della politica di certo meno comunicativa è più politica.

Dopodiché il definitivo e chiaro rapporto che bisognerà avere tra alleati. Fdi FI Lega. Aprirsi a una nuova strategia, di più lavoro e meno comunicazione, altrimenti si finirà sempre ad avere molta proiezione di voto per le elezioni, ma molti meno votanti. Che probabilmente poi non riescono a intravedere la concretezza della strategia progettuale di partito. Che dovrà divenire caduta silenziosa e forte. L’ago della bilancia che ha cambiato questa situazione è stata proprio la pandemia. E il tramonto della corrente populista. Anche il modo di fare politica dovrà cambiare.

Ai ballottaggi le cose non saranno semplici ovviamente, perché ci saranno le alleanze e i voti si uniranno. Ed intendo il PD col M5s e l’invito di questa sera di Letta è stato chiaro, quando ha detto agli elettori di votare tutti e in quel tutti c’erano anche quelli del M5S.

Ora può stare sereno. L’ho sconfitto su Siena è Renzi se pur a distanza..

Alla Lega tuttavia è andata bene. Era scontato che ha Milano l’esito sarebbe stato la riconferma. Era scontato che a Napoli non C’era la gara, perché le liste non erano state ammesse. Si sapeva che il leader calabrese sarebbe salito ma che apparteneva a Berlusconi e a Forza Italia sarebbe uscita rafforzata in quanto anche partito di governo che ha aiutato alla creazione di questo governo nella persona del presidente Berlusconi. A Torino Giorgetti ingoia l’amaro del ballottaggio, che guardava a una vittoria senza ballottaggio per il suo candidato Damilano. Per Trieste ci si poteva sperare. Per Siena sarebbe stato bellissimo il cambiamento storico …che ovviamente non può avvenire ….causa realissimi poteri forti e storici. Per cui nonostante lo scandalo immenso del Monte dei Paschi di Siena, Letta ha vinto a mani basse.

Mentre le percentuali voto si sono mantenute minime. E chi non ha votato, lo ribadisco sono gli ex movimento 5 stelle che ricordiamoci viaggiava intorno percentuali davvero alte, prima di avere questo devastante crollo e probabilmente anche elettori utsider del centrodestra.

Vorrei osare, ma questa federazione di centro-destra può partire, definendo un blocco fermo fra la Lega e Forza Italia, mantenendolo differenze ma rafforzando le priorità che li uniscono. Definendo una posizione precisa e unica di Fratelli d’Italia. Diamoci mantiene nel simbolo la fiamma tricolore. E che pertanto nonostante l’evoluzione storico-politica mantiene anche una fascia precisa di voto.

Non si fa il bene di nessuno a porre dei veti su personaggi, che invece potrebbero fare la differenza agoni elettorali. E con i quali ci sarebbe realmente la possibilità di vincere le elezioni.

L’unico leader che veramente ha fatto un esame critico è stato Matteo Salvini e da lì deve ripartire per ricostruire il futuro della colazione, del partito e della sua forte leadership. Che è indiscussa e lo sarà sempre perché la Lega non è un partito di squadra ma di leader. Figure portanti attorno a cui il partito si costruisce e vive. Lo è stato con Bossi e oggi con Salvini. Affiancati da figure molto importanti che hanno fatto la storia di questo partito come Roberto Calderoli e prima Roberto Maroni. E qualche altra figura di rilievo. E uomini silenziosi e lavoratori come Giorgetti. Il nord è un comparto molto importante fatto di presidenti di regione di sindaci che sanno fare il loro mestiere ma tali sono e tali restano.

Quello della leadership è un monologo. Non c’è alcuna conversazione da compiere.

Solo girarsi le maniche e lavorare, nuova politica nuova strategia. Meno comunicazione fine a se stessa. Più politica radicata e mirata a strategie di lungo periodo. Da partiti di Governo.